L’HOTEL ANGST DI BORDIGHERA

Oggi voglio parlarvi di qualcosa che ho in gestazione già da almeno un anno! L’idea infatti mi è venuta lo scorso Ottobre, quando in prossimità di Halloween avevo letto di una leggenda spaventosa che riguarda un vecchio fabbricato della mia zona. In realtà di storie pazzesche su quel palazzo ne ho sentite fin da quando non ero che un’adolescente, ma scoprì la versione ufficiale solo in quel momento.

Li mi scattò la scintilla! Esistono tantissime architetture che celano storie interessanti, che possono essere del terrore o meno, e allora perchè non crearne una rubrica annuale in prossimità di ogni Halloween!?

Ecco allora che oggi vi parlo del famosissimo Hotel Angst di Bordighera, in provincia di Imperia, in prossimità del confine francese.

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Premessa: memoria permettendo, io ho sempre visto questo albergo abbandonato e lasciato al suo devasto più totale. Si tratta di un’enorme palazzone abbandonato a se stesso ed è ormai anche un pericolo dal punto di vista strutturale. Le cose che si raccontano su questa struttura oggi sono svariate e anche un po confuse. Quando ero piccola avevo degli amici che facevano delle vere e proprie prove di coraggio, intrufolandocisi di nascosto di notte, e il giorno dopo raccontavano di aver visto gatti impiccati, pavimenti che si sgretolavano sotto ai loro piedi, rumori strani, tracce di messe nere, sentito urla… Insomma quanto di più spaventoso possa esserci!

Chi conosce un po’ questa zona sa che Bordighera, Ospedaletti e San Remo sono città che hanno goduto di anni splendenti e redditizi: infatti qui si possono ammirare ville lussuose e alberghi che durante la Belle Epoque hanno ospitato personaggi illustri da ogni parte del mondo.

Ecco quindi la leggenda dell’Hotel Angst…

Il tutto iniziò quando un ricco magnate svizzero, Adolf Angst, arrivò a Bordighera con lo scopo di costruire il più importante albergo d’Europa. Fatto sta però che il signor Angst volesse a tutti i costi un terreno di cui si era innamorato per l’immensità del parco verde che lo caratterizzava, dove però era già stata costruita una piccola casa.

In questa casetta ci abitava ormai un’anziana signora, Ghella. Seguirono quindi mesi di offerte insistenti e pressanti, ma la signora Ghella proprio non voleva sapere di andarsene da quella casa.

Questo tira e molla durò fino a una notte d’autunno durante la quale la casa prese misteriosamente fuoco e con essa anche l’anziana signora, il cui corpo non fu mai ritrovato.

L’unica cosa che si riuscì a recuperare dalle macerie fu un grande e antico specchio, incredibilmente ancora in ottime condizioni, che Adolf decise di conservare.

L’albergo quindi fu costruito e prese il nome del suo proprietario: Angst.

Lo specchio che Adolf recuperò venne esposto in bella vista nella hall, in maniera che tutti gli ospiti avrebbero potuto godere della sua bellezza.

L’hotel iniziò presto a godere di una fama e di un prestigio che crescevano a dismisura: era diventato a tutti gli effetti quello che si poteva definire uno dei più importanti hotel d’élite di tutto il continente.

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Il ristorante era aperto a qualsiasi ora e per potervici recare le signore avevano l’obbligo dell’abito lungo e gli uomini dello smoking. I servizi inoltre erano tutti in porcellana con fregi in oro zecchino. L’albergo inoltre disponeva di vari saloni di rappresentanza, diverse sale da festa e l’enorme hall era decorata da ben sei affreschi di Piana e Nestel. I servizi godevano di acqua calda che, se dapprima veniva portata a mano ai vari piani dalle cameriere, passò ben presto ai primi sistemi centralizzati. Anche i lussuosissimi bagni privati passarono ad essere riscaldati dai caminetti ai primi termosifoni. L’edificio era inoltre interamente circondato da un giardino botanico di ben 24.000 metri quadrati.

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Più di cento dipendenti lavoravano in questa struttura per offrire servizio a più di duecento clienti; la sola cucina disponeva di ben otto chef di alta scuola francese, otto sottocuochi e numerosi altri aiutanti e collaboratori.

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La stessa Regina Vittoria d’Inghilterra nel 1900 vi prenotò il suo soggiorno e per l’occasione vennero apportate alcune modifiche all’albergo e l’appartamento di gala venne migliorato. Per tutto il periodo del soggiorno della regina non furono accettate altre prenotazioni, anche per via dei vantaggi economici che una simile visita avrebbe fortunatamente portato. Purtroppo però lo scoppio della guerra con i Boeri costrinse la regina a rimandare il viaggio, che non fu mai fatto.

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Ma il lusso sfrenato che caratterizzava questo albergo non era l’unico motivo della sua fortuna, perchè storie misteriose hanno fin da subito accompagnato la sua reputazione ed erano diventate il maggior motivo d’attrazione dei suoi ospiti.

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Una foto dell’interno nello stato attuale.

Pare infatti che già allora, durante la notte, fosse possibile sentire rumori inspiegabili come porte che si aprivano da sole per poi sbattere violentemente o passi veloci lungo i corridoi. Per non parlare del fatto che lo stesso Adolf confessò di trovare ogni mattina ai piedi del suo letto lunghi capelli color argento.

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La storia andò avanti fino al 1887. Era una notte d’estate quando durante una festa tutti gli specchi si oscurarono, le fiamme delle candele si spensero, l’enorme lampadario del salone iniziò a tremare e qualcuno sentì una risata agghiacciante. Seguì una violenta scossa di terremoto che devastò l’intera costruzione e uccise tutti gli ospiti dell’albergo.

Tutti morirono tranne Adolf.

La storia continua dicendo che Adolf stesso raccontò poi di aver riconosciuto l’anziana Ghella con le luci dell’alba che si avvicinava all’antico specchio, ancora una volta misteriosamente intatto, e finirci dentro solo toccandolo.

Ma Adolf era talmente assetato di ricchezza e accecato dal suo sogno che non si perse d’animo e fece ricostruire l’albergo in fretta e furia per farlo tornare ai suoi perduti splendori ed effettivamente ci riuscì.

Questa volta però Adolf volle azzardare un gesto ardito e una notte si alzò dal letto per coprire con un telo l’antico specchio che aveva nuovamente collocato nella hall, per poi ritornare a dormire. Gli spettrali rumori che erano tornati a farsi sentire con la ricostruzione dell’albergo, quella notte si fecero più violenti: urla, colpi sui muri e sulle porte, grida e passi durarono fino all’alba. Fino a quando si udì un ultimo agghiacciante grido nel momento in cui il primo raggiò di sole iniziò a illuminare lo stabile. Il fantasma di Ghella non riuscì a rientrare nello specchio e fu sconfitto. Così finì anche quanto di più spettrale era possibile assistere durante una notte passata nell’albergo.

Ma Adolf non godette a lungo della sua apparente vittoria, infatti poco dopo si ammalò gravemente di una malattia che lo fece soffrire a lungo, fino a quando si spense definitivamente nel 1924.

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Una foto dell’interno nello stato attuale.

Come ho detto prima le storie di terrore non hanno mai avuto fine riguardo a questo palazzo e c’è chi oggi dice ancora di aver visto donne affacciate alle finestre di piani ormai irraggiungibili o parla dell’esistenza di un muro sul quale qualsiasi cosa venga scritta il giorno dopo risulta inspiegabilmente cancellata…

C’è un altro dettaglio che però desta molta cuoriosità: la parola “angst” tradotta dal tedesco significa “ansia”, “angoscia”, “paura”.

E lo specchio, che fine fece? Nessuno lo ha mai più ritrovato…

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